Mattia Bianucci Trainer: LA GIOSTRA DELLE IDEE: Riflessioni libere di Pier Marco Gallo

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sabato 9 settembre 2017

LA GIOSTRA DELLE IDEE: Riflessioni libere di Pier Marco Gallo

Buongiorno a tutti,

Sebbene la giornata non sia cominciata in modo lieto, anzi tutt'altro, ci tengo a condividere con voi alcuni spunti di riflessione dell'amico Pier Marco Gallo. Buona lettura!

Un susseguirsi incalzante di avvenimenti non sempre graditi.

Un pensiero va ad Andrea Chaves, compagno di squadra
tragicamente scomparso in montagna. Le mie sentite
condoglianze vanno alla famiglia e agli amici a lui vicini.
Giunti quasi al termine di una estate dai contorni torridi e dalla preoccupante assenza di piogge si sente, con il sopraggiungere delle prime mattinate “frizzanti”, il desiderio di fermarci a riflettere e cercare di arrestare quel marchingegno simile ad una giostra da bambini che ad ogni sua rotazione ci mostra cose di diverse, colori differenti, maschere dissimili l’una dall’altra. E davvero si sente il bisogno di arrestare la sua corsa per essere noi a girare intorno a quella serie di figure che prima vorticavano ed ora si mostrano in tutti i loro minimi particolari, in tutte le loro forme belle o meno aggraziate che siano, forme che il ruotare della giostra aveva reso quasi tutte eguali. Ci si ferma, si osserva il cavallino, la macchinina rossa l’aeroplanino, il drago, la motrice del treno ed ognuna di queste figure suscita emozioni e  sensazioni diverse di serenità o di preoccupazione, di gioia o di apprensione, proprio come le notizie, in gran parte non buone che si sono susseguite in questi mesi estivi caratterizzati dall’alta pressione di matrice africana e dalle altissime temperature vere o percepite come va di moda dire oggi in un inutile esercizio di sensazione troppo soggettiva per avere una qualche valenza  scientifica.

 Partire dall’alto o dal basso è la stessa cosa, tanto terminato il nostro girare attorno alla giostrina ci ritornerà davanti agli occhi la prima figura che avevamo incontrato all’inizio del nostro giro. Cosa ci assilla ed inquieta di più, oggettivamente? Crediamo la paura del domani e la precarietà dell’oggi. Paura del domani che, analizzando non superficialmente ciò che accade si fa senza dubbio sempre più forte. Il fenomeno del terrorismo radicato ormai a livello planetario e la grande massa africana che si sta spostando verso il nord del mondo al di la del buonismo di facciata, ci confermano che ogni fenomeno ogni azione è generata non tanto da un diffuso senso di amore verso un prossimo che crediamo più sfortunato e povero, ma è spesso governata da interessi economici enormi a da gruppi che su questi possibili interessi fondano non di rado il loro agire. E questa è una prima paura ragionando sul fatto che non sarà facile continuare a ricevere e poi buttare via, non sarà facile far entrare  e poi lasciare in abbandono, come un qualcosa che una volta usato si getta via. E l’altra paura del domani e poi anche quella dell’oggi. La sicurezza, la possibilità, che ora non sempre esiste, di trasformare una colpa, un reato, un malaffare in pena certa, in forma di reclusione che ne impedisca il suo ripetersi, il suo rigenerarsi, come un virus che sopravvive all’antibiotico che doveva bloccarlo e che si è rivelato un miserando placebo.

 E non tutti giustizia e politica giù a somministrare placebo, giù a cercare di comprendere e perdonare persone e fatti che di perdono e comprensione spesso non necessitano. E poi nell’oggi e nel domani delle paure e dei timori rientrano anche le nostre giovani generazioni costrette a trovare attività e paesi diversi o costrette a rimanere a casa dei genitori sino a quando questi saranno in grado di sostenerli e poi chissà….cosa riserverà loro il domani con la non peregrina previsione che le future pensioni saranno non già un assegno certo, ma una mera e misera elargizione assistenziale per non morire di fame e disperazione. Quadro troppo fosco? Provi ognuno che legge ad immaginare qualcosa di diverso o di migliore, lo si potrà proporre per il Nobel!!! E spaziando nel mondo non si trova certo di meglio con il Sud ed il Nord di questa nostra buona terra agitati da fermenti ed ideologie che potrebbero spazzare via questo lungo periodo di “pace sospesa”, questo lungo periodo di benessere che sta lentamente esaurendosi come fanno i ghiacciai delle nostre Alpi preda di fenomeni sconosciuti sino a qualche decennio fa. Anche i cambiamenti climatici inducono ad una severa riflessione sul nostro ritmo di vita e sui nostri comportamenti ed a molto poco servono le riunioni internazionali sul clima che tanta carta e pochi frutti da anni producono.

Clima, terrorismo, fanatismo, disoccupazione, povertà, sicurezza sociale non sono solo parole inserite nel vocabolario della lingua italiana  e con altri termini nei vocabolari delle varie lingue che il mondo parla, sono come le figurine della giostrina che quando ruotano vorticosamente inducono i bambini al sorriso e rasserenano le mamme che guardano, sono figurine indistinte e rassicuranti nella loro volatilità, sono figurine che si materializzano con la fermata della giostra, che si rivelano in tutto il loro essere bello o meno che esso sia. Noi, molti di noi, non si dovrebbe essere né i bambini né le rasserenate mamme che assistono, ma si dovrebbe tendere, a diverso livelli, a far parte del personale che governa tutto il meccanismo che ne cura gli ingranaggi che rattoppa gli strappi, che collega e scollega le prese della corrente, che copre il tutto con minaccia di pioggia o neve. Ma si è in grado di tendere a tutto questo o si lascia che la giostra arrugginisca e funzioni sempre peggio sino a ridursi ad una poca cosa insicura e brutta a vedersi, trasformando in un informe ammasso di cose quel piccolo gioiello che ci era stato data da nuovo. Le cose non cambiano se si sta sempre dietro a guardare ed a sedere su una comoda poltrona bevendo birra e fumando qualsiasi cosa ci venga a tiro. Non dovremmo, noi tutti, essere degli Ercole, ma neppure dei Don Chischiotte contro le pale dei mulini a vento.

Pier Marco Gallo

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